Controfestival perduto
È Sanremo! È Sanremo!
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Sanremo, 30 gennaio - 1° febbraio 1969
Correva l’anno 1969 e il diciannovesimo Festival della canzone italiana si svolgeva nel Salone delle feste del Casinò della città. Ancora l’Ariston non era diventato sinonimo dell’evento musicale più celebre del nostro Paese.
La conduzione dell’edizione era affidata a Nuccio Costa e Gabriella Farinon, i vincitori sarebbero stati Bobby Solo e Iva Zanicchi con la famosissima canzone Zingara.

Tra le 247 canzoni iscritte c’era anche Un’avventura di Lucio Battisti, nella sua prima e unica apparizione in gara al Festival, mentre vennero escluse Come si fa di Gino Paoli, Un giorno come un altro di Nino Ferrer e Per fare un uomo basta una ragazza di Lucio Dalla.
Fu anche l’anno in cui venne utilizzata per la prima volta una colonna sonora del Festival, anticipatrice degli ultimi tormentoni Tutta l’Italia di Gabry Ponte ed Emigrato (Italiano) – È Sanremo! È Sanremo! – di Welo. Il titolo era La canzone portafortuna, di Tony Renis e Lara Saint Paul, e faceva così:
Italia, anni Sessanta
La diciannovesima edizione del Festival di Sanremo si tenne però anche in un periodo molto delicato: la situazione economica peggiorava a vista d’occhio, le fabbriche continuavano a chiudere e la disoccupazione a crescere. Era inevitabile che il clima sessantottino, con le sue contestazioni studentesche e operaie, arrivasse fino alla città di Sanremo e, di conseguenza, all’evento musicale.
Si iniziò con minacce di manifestazioni durante la rassegna, che divennero solo delle sporadiche dimostrazioni.
“Il Festival della canzone è salvo, ma Sanremo ieri sera, stanotte e stamani non è quello che la gente ha visto in televisione. Migliaia di agenti di polizia e di carabinieri sono rimasti in piedi dalle 6 del pomeriggio alle 2 del mattino. Nel tardo pomeriggio, riprenderanno il loro posto. La contestazione non c’è stata; ma è chiaro che è soltanto rimandata. Ezio Radaelli meriterebbe che i suoi affari andassero a monte, solo per una frase che ha detto ieri sera alle 9, entrando odoroso di colonia e in un impeccabile smoking, nel Casinò: «Mbbè dov’è ‘sta contestazione? Eh, dov’è? Tutto tranquillo, ed è giusto, in fondo lo Stato si becca ventun milioni di tasse per questo spettacolo».” - La Stampa, 1969
Niente a confronto con lo sciopero della fame di tre studenti che riuscirono così a sfruttare la pubblicità dell’evento per richiamare l’attenzione sulla necessità di riqualificare alcuni quartieri cittadini degradati.
Ma la contestazione che ebbe più risalto fu il Controfestival che si tenne a Villa Ormond a Sanremo.

Nel 1969 la kermesse sanremese era considerata l’espressione di una cultura borghese e commerciale. Per questo venne organizzata una contromanifestazione proprio nella stessa città, che aveva tra i patroni alcuni gruppi di studenti, il Partito Comunista Italiano e il Premio Nobel Dario Fo insieme all’attrice, drammaturga (e diversi anni dopo senatrice) Franca Rame.
“Il Festival del 1969, fu l’anno della contestazione. Lei con sua moglie, Franca Rame, e molti altri siete stati fra i promotori di un ‘Controfestival’ per contestare appunto il Festival di Sanremo. È stata sua l’idea della contestazione?”
“Assolutamente no. È stata dei ragazzi di Sanremo, che contestavano il Festival. Io mi trovavo in Toscana con Franca e la compagnia con lo spettacolo ‘La grande Pantomina, con bandiere e pupazzi’. Due giovani di Sanremo, di cui non mi ricordo il nome, sono venuti a trovarci e ci hanno chiesto di sostenerli nella loro iniziativa. Abbiamo aderito con entusiasmo e per venire a Sanremo abbiamo passato due notti in treno senza dormire.” - Sanremo News, 2010
Il Controfestival fu contestato da diversi lati, a partire da sinistra, perché visto come troppo borghese e salottiero. Gli organizzatori del Festival ufficiale si impensierirono molto quando la città diede tutti i permessi per attuare il Controfestival: temevano così tanto incidenti in diretta nazionale, che ipotizzarono di registrare la gara canora nel pomeriggio e poi mandarla in onda la sera senza diretta.
“Cosa ricorda in particolare?“
“Ricordo bene il luogo dove si svolse la manifestazione, un luogo veramente metafisico. Villa Ormond era una sorta di palestra con grandissime vetrate e situata all’interno di un parco meraviglioso dove si coltivavano fiori, frutta e dove si potevano ammirare molte piante tropicali. Sembrava di essere in una grande serra e provavamo un forte timore per un attentato.
Noi, promotori della manifestazione, insieme a tutti i numerosi partecipanti abbiamo provato momenti di grande preoccupazione in quei giorni per la paura dello scoppio di un ordigno, che avrebbe rotto i vetri e causato una pioggia di frammenti su tutti coloro, che si trovavano all’interno, e con conseguenze gravissime. Dentro eravamo davvero tanti, stipati all’inverosimile.
Moltissime persone, che con coraggio sfidarono quella paura, mosse dalla consapevolezza di scardinare una mentalità ed un luogo comune della musica: si stava entrando in un altro spazio ed un altro tempo.
La quantità di polizia presente in città faceva impressione, sembrava la fine del mondo. Tutto quello schieramento di uomini era semplicemente in difesa di una tradizione canora, che portava denaro, ed era diventata un vero affare internazionale, prodotto dalla televisione italiana e venduto all’estero...” - Sanremo News, 2010
Sanremo, le cui strade già pullulavano di forze dell’ordine per la rassegna, fu presto riempita con un numero straordinario di agenti di polizia e carabinieri.
Eppure, nonostante i diversi problemi di disorganizzazione del Controfestival, l’evento fu appoggiato anche da diverse star, primo tra tutti Sergio Endrigo, vincitore dell’edizione precedente e concorrente della nuova. Il cantante fu tra i primi ad aderire alla nuova rassegna, ma venne fermato dall’organizzatore del Festival ufficiale Ezio Radaelli: il regolamento della gara vietava la partecipazione a qualsiasi spettacolo di diverso tipo.
“Come reagirono i cantanti che partecipavano al Festival?”
“Alcuni cantanti, alcuni anche importanti, fra quelli che partecipavano al Festival ci appoggiarono perché avevano capito che la contestazione non era rivolta contro di loro, ma aveva radici e motivazioni più profonde. Ma a distanza di oltre 40 anni rimane ancora fortissimo il ricordo incredibile ed irreale di una città messa in stato d’assedio, con la polizia schierata in assetto di guerra contro dei giovani che volevano soltanto cantare in modo diverso: l’esercito in difesa della canzonetta aggredita dal canto…” - Sanremo News, 2010
Come riportato da un articolo de La Stampa dell’epoca, tra i contestatori ci furono anche dei “fascisti” che minacciarono un’adunata contro “le forze marx-capitalistiche”.
“Lungo le strade delle pattuglie di ronda, sorridevano solo le facce dei divi sui manifesti, qualcuno strappato dai fans. Lo schieramento di forze arrivava fino a piazza Colombo, un chilometro e più dal Casinò. Vi sostavano pazienti carabinieri a causa di un volantino provocatorio lanciato in mattinata da fascisti che, dopo aver annunciato una «adunata» contro le forze marx-capitalistiche, la sera non si sono fatti vedere.” - La Stampa, 1969
Sanremo, Villa Ormond, 30 gennaio - 1° febbraio 1969
A sorvegliare villa Ormond nelle sere del Controfestival, si trovavano però solo una trentina di agenti “più preoccupati di difendersi dal freddo pungente, che non da attacchi proditori”. Dopotutto, secondo La Stampa furono proprio gli stessi contestatori ad assicurare una serata tranquilla.
“Nel padiglione si erano adunate due o tremila persone e tanto per non far torto a nessuno, c’era anche qualche signora che in fatto di eleganza non aveva nulla da invidiare a quelle che stavano assistendo all’altro festival. Si è cominciato con una sorta di discorsetti politici degli esponenti del PCI e del PSIUP di Imperia, ai quali si è poi unita la federazione giovanile socialista del luogo: «abbattere falsi miti», «necessità di nuovi valori», «si addormenta e si aliena la coscienza delle classi operaie», sono state le frasi più ricorrenti e si è dato fin troppo credito a Radaelli, definendolo pomposamente «manipolatore di masse».” - La Stampa, 1969
Fu un’edizione del Festival di Sanremo segnata dal dibattito, tra destra e sinistra, tra spettacolo e politica. Di certo ci fu solo che l’uso massiccio delle forze dell’ordine pesò molto sul bilancio del Festival
“Migliaia di uomini, che sono costati dieci, venti volte più di quanto lo Stato ha incassato da Radaelli.” - La Stampa, 1969
Ma anche il turismo ne risentì
“Dicono che il Festival fa bene al turismo della città, ma ieri c’erano serrande abbassate dopo le 7 di sera, macchine con targa francese portate via con il carro-attrezzi perché parcheggiate a meno di cento metri dal Casinò, le vie del centro sbarrate dalle autopompe con idranti, automezzi piazzati in modo da lasciare il passaggio a una sola persona.” - La Stampa, 1969
Dopotutto, l’organizzazione del Festival diciannove anni prima aveva scelto i primi mesi dell’anno per incrementare il turismo invernale di Sanremo, che a differenza di Viareggio non poteva contare sui visitatori del Carnevale.
Ogni storia ha dentro tante storie, se questa ti è piaciuta particolarmente, questi sono 3 consigli per te:
Approfondisci l’intera intervista fatta a Dario Fo nel 2010
Leggi tutto l’articolo su La Stampa del 1969
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Me lo ricordo benissimo il Controfestival di Dario Fo e Franca Rame! Avevo poco più di vent'anni, e loro erano due grandi miti per me. Abitavo ancora nella piccola città di provincia, nella casa dei miei genitori, dalla quale fuggii pochi mesi dopo, appena diventata maggiorenne. All'epoca si diventava maggiorenni a 21 anni, io li compii il 10 settembre e il 5 ottobre ero già a Milano, con un contratto di lavoro in tasca. Avevo prima trovato da mantenermi, perché sapevo che mio padre non mi avrebbe più dato una lira . Che scandalo fu, nella piccola città che lasciai! Perché le brave ragazze lasciavano la casa del padre per passare in quella del marito. Mica per andare a lavorare altrove!